giovedì 24 novembre 2016

La taverna degli Incontri - Apri gli occhi e comincia ad amare, intervista a Elle Eloise - Delrai Edizioni


Oggi ospito Elle Eloise, autrice piena di entusiasmo che ha da poco pubblicato il suo romanzo "Apri gli occhi e comincia ad amare" edito dalla Delrai Edizioni.

In questa intervista ci svela molto di se stessa e della sua opera, raccontando la sua passione per la scrittura e il cinema.


L'autrice

Elle Eloise è nata a Cuneo nel 1981 e attualmente vive in una piccola città vicino a Torino. Laureata al D.A.M.S. (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) oggi si occupa di formazione aziendale, ma la sera si dedica completamente alla scrittura. Conduce una vita semplice e tranquilla, continuando a sognare in grande. Vite di passaggio e Vite in sospeso sono rispettivamente il suo primo e secondo romanzo da self publisher e fanno parte della serie Romance New Adult How to disappear completely. La vendita dei due libri è stata sospesa in occasione della riedizione della serie da parte della nascente Delrai Edizioni, che ha creduto nel progetto. A novembre uscirà il primo libro della serie con il titolo Apri gli occhi e comincia ad amare.

Il romanzo

«Ah no, a me piace questa posizione.» Me lo sussurra all’orecchio sogghignando, mentre mi circonda con le sue braccia e mi intrappola le spalle. In mezzo secondo sento la mia faccia andare a fuoco. Volto il mento indietro e ritrovo il mio naso quasi a contatto con il suo. Ansimo piano.

«Perché?» gli chiedo, ma la mia voce tremola come la fiamma di una candela pronta a spegnersi. La sua mano mi scivola sulla mandibola e mi fa girare verso di lui.

«Perché posso fare questo…» Le sue labbra si chiudono velocemente sulle mie.
Dapprima sembra solo una carezza tra le labbra, ma in grado di far arrivare il mio cuore in gola. Poi, appena la sua bocca fa schiudere la mia, la sua lingua si intrufola nel mio palato. Assapora il mio labbro superiore e poi passa al mio labbro inferiore risucchiandomi il piercing; il bacio si fa più urgente, la sua mano ora mi copre tutta la guancia e io devo girarmi su un fianco per assecondare i movimenti convulsi della sua bocca. Sto tremando, letteralmente.






Un destino che non ha scelto e la vita che le scivola tra le mani: questa è Sara. Andare via è l’unica cosa che conta per lei, lontano, fuori dall’Italia, in un luogo che non le susciti brutti ricordi, privo di giudizi. Così, seduta al tavolo di un pub austriaco, i suoi occhi incontrano quelli verdi di Isaak, e si chiede com’è possibile che un ragazzo possa avere un sorriso così letale e un aspetto altrettanto attraente. Lui, di certo abituato ad avere qualsiasi ragazza, non una che ha mille piercing sulla faccia e il trucco pesante sugli occhi, soprannominata Calimero dagli amici. Eppure Isaak sembra leggerle dentro, riesce a farle sentire emozioni che Sara credeva sopite, impossibili da riprovare. Lui la fa sentire di nuovo viva e la trascina piano piano in un vortice di delicata passione e amore che le ridona speranza. Perché Sara ha un’anima e un corpo feriti, ma Isaak riesce a guardare oltre la patina che si è costruita, raggiungendo il suo vero io.


Un sentimento che infrange barriere apparentemente insuperabili, dove un ragazzo e una ragazza si incontrano, si capiscono, si cercano e provano insieme a unire le loro anime, per superare qualsiasi ostacolo. Quando la vita non fa che accoltellarti, allora dovrà essere qualcos’altro a salvarti: l’amore, quello vero. 

Il romanzo è disponibile in versione cartacea ed ebook (Link acquisto Amazon

L'intervista

Innanzitutto parlami un po' di te, quali sono le tue passioni e qual è stata la scintilla che ha fatto scattare in te la voglia di scrivere?

Già da ragazzina scrivevo racconti e disegnavo, trasformando in fumetti le storie che inventavo. Ero abbastanza timida e chiusa, uscivo poco, preferivo vivere in un mondo tutto mio. La fantasia non mi mancava di certo! Questa caratteristica mi è rimasta, anche ora che ho quasi 35 anni e sono sposata: pensa a com’è contento mio marito! 
Vivo più spesso nella mia testa che nel mondo reale, non è facile da gestire a volte. Oltre la scrittura e i libri ho la passione del cinema e delle serie tv (rigorosamente in inglese, sottotitolate). 
Mi sono laureata in cinema al DAMS di Torino, con una tesi triennale su Tim Burton e una tesi specialistica sulle serie televisive pre e post 11 settembre, di cui vado molto fiera. 
Un’altra mia grande passione è la musica, dai classici anni 50-60 (Beatles in primis) all’indie folk dei giorni nostri (Mumford & Sons dei primi due album), con incursioni anche nel brit pop e nell’elettronica. Ho una passione viscerale per Jeff Buckley e i Radiohead , che hanno (inconsapevolmente) “donato” il titolo di una loro canzone alla mia serie “How to disappear completely”, di cui Apri gli occhi e comincia ad amare è il primo volume autoconclusivo. 

Visto i tuoi studi, immagino ti piacerebbe lavorare nel campo del cinema. Con che regista ti piacerebbe farlo?

Più che nel cinema, nelle serie tv… Joss Whedon per me è un genio, non mi dispiacerebbe! Amo anche tantissimo Christopher Nolan però… mi accontenterei. Come vedi ho una fantasia immensa!

Cosa rappresenta per te la scrittura?

Come direbbe una mia amica, la scrittura è un’ottima compagnia, oltre al fatto che ha un efficace valore terapeutico. Costa meno dello psicologo! 


Come descriveresti il rapporto che hai con la tua arte?

 è un rapporto d’amore, anche se a volte ci prendiamo a male parole! se non ne vengo a capo, con la struttura di un romanzo, o la definizione di un personaggio, faccio l’offesa e l’abbandono per qualche giorno. Poi però facciamo sempre la pace! 


Come è nato "Apri gli occhi e comincia ad amare"? Perchè hai sentito il bisogno di scrivere questo romanzo?

Quando è mancata mia madre nel novembre 2012, mi sono sentita persa. Come se fossi tornata bambina. Cercavo di nasconderlo ma non sempre ci riuscivo, però ero trattenuta. 
Erano anni che non scrivevo più: durante l’università pensi a dare gli esami e a studiare, o a lavorare per mantenerti gli studi, ho avuto poco tempo per continuare la mia passione. Ma è sempre rimasta lì, era solo una fiamma sopita, ma c’era. Dopo la morte di mia mamma è divampata, sapevo che dovevo fare qualcosa per esternare in qualche modo sia il dolore che le gioie che lei mi aveva dato, perché io tendevo a non voler ricordare né le cose belle e né le cose brutte (la malattia per esempio), per non soffrire. Quindi ho cominciato a scrivere quello che  poi è diventato un distopico da 1100 pagine (!!!!) e che poi ho spezzato a metà per farne una serie che spero di pubblicare in futuro. 
Ma non ero ancora soddisfatta, perché quel libro parlava poco di ciò che sentivo, avevo bisogno di una cosa più intima, che descrivesse in qualche modo il mio stato d’animo: era come se camminassi in un mondo che non riconoscevo, un mondo senza mia madre. 
Mi venne in mente un’immagine: una ragazza con ferite dentro e fuori, una punk, con il borsone in spalla, che scende da un autobus e si ritrova in un contesto che stenta a riconoscere. Quindi ho preso in mano la penna (non è figurato, mi trovavo in montagna e non avevo un pc sottomano!) e ho buttato giù il primo capitolo di “Vite di passaggio” che ora, con la DELRAI EDIZIONI, è diventato “Apri gli occhi e comincia ad amare”.  
Scrivere "Apri gli occhi e comincia ad amare" è stata per me una necessità.  La mia terapia, un modo per trovare consolazione e catarsi, per prendere di nuovo confidenza con i ricordi, soprattutto quelli belli: è un romanzo positivo, un vero e proprio inno alla vita, che non deve essere sprecata, neanche per un secondo.

Dici che Sara scende da un autobus e si ritrova in un contesto che stenta a riconoscere. Come mai hai scelto l’affascinante Austria e non un ambientazione più lontana ed esotica?

Sankt Jakob è un paesino che esiste davvero, si trova nel sud Tirolo austriaco, poco oltre il confine con l’Italia. È un paesino di passaggio; da qui il titolo della versione self, che era anche un gioco di parole di cui però non posso svelare il significato senza fare spoiler. Mi hanno sempre affascinato quei luoghi “non –luoghi”, quelle zone di confine in cui si parlano più lingue e che sono un crocevia di persone e culture. Sankt Jakob è un posto in cui non ci si ferma molto, se non per sciare o per attraversarlo per andare verso il cuore dell’Austria. È il luogo che mi ha aiutata a ritrovare per qualche giorno un po’ di pace durante un brutto periodo, perciò ci sono affezionata. Quando mi sono immaginata Sara scendere dall’autobus, la vedevo di fronte alla chiesa del paese, accolta nel cuore della vallata. Nel libro racconto che lei non va lì per caso: era già stata a Sankt Jakob per quattro estati con i suoi amici. Il problema è che lei ritorna in inverno, da sola. Quindi all’inizio è come se non lo riconoscesse: lo vede diverso, estraneo. Voleva ritrovare quelle sensazioni che aveva provato in passato, ma è un’impresa fallimentare in partenza.


Isaak e Sara, qualche aggettivo per farceli conoscere meglio.

Sara è impacciata, timida e aggressiva, silenziosa, sfuggente, introversa, ma anche dolce, tenera e capace di amare, solo che non le è mai stata offerta la possibilità.
Isaak è una forza della natura, vitale, spigliato, socievole, solare ma con delle zone d’ombra che a volte deve gestire, perché anche lui ha un passato buio che solo con gli anni e con l’aiuto della sua famiglia è riuscito a superare. 

Quanto è difficile riuscire a creare dei personaggi pieni di sfaccettature, complicati ma allo stesso tempo accattivanti?

Non so se sia facile o difficile, mi viene naturale guardare la realtà, studiare le persone, il loro modo di porsi, di parlare, il tono della loro voce, gli intercalari, come si vestono, come camminano, come si muovono o gesticolano. È una cosa che ho imparato dai miei studi sul cinema, dalle analisi che facevo di una scena o di sequenza… di ognuna di queste persone provo a immaginarmi un passato, una storia. Perché lui parla così? Perché lei si veste in quel modo e ha i piercing in faccia? Perché lui fuma in modo compulsivo? Perché lei è così aggressiva? E così via, mi pongo delle domande e si crea nella mia testa una rete di dettagli che li rendono reali, facendo di Isaak e Sara ciò che sono diventati col tempo. Anche la costruzione della scena è importante. E qui di nuovo i miei studi sul cinema mi hanno influenzata: quando scrivo il racconto lo immagino nella mia testa come se fosse un film, quindi più che una scrittrice mi sento come se fossi una regista o una sceneggiatrice. Immagino il set, le luci, i rumori, le entrate, le uscite, le posizioni dei personaggi, come si muovono nello spazio, quelli che nel cinema classico vengono chiamati i “raccordi di montaggio”, che possono essere “di movimento”, “di sguardo”, “di direzione”, “di posizione” e “sonori”. In questo modo evito le incoerenze (se scrivo che sono in piedi, non possono “alzarsi dalla sedia” qualche battuta dopo, ecc…). Per questo, il modo in cui Isaak fuma una sigaretta o il modo in cui sorride diventano dettagli che dicono qualcosa di lui, così come, il modo  in cui Sara  cammina, o la sua postura, suggeriscono tanto di lei. Tutti questi dettagli aiutano il lettore a crearsi una mappa mentale: anche se razionalmente non colgono tutto, nella propria testa si delinea una persona in carne e ossa che va oltre il personaggio di carta e diventa quello che , non a caso, viene chiamato “personaggio tridimensionale”. 
Quello che volevo è che i personaggi di “Apri gli occhi” diventassero così reali da sentirne la mancanza una volta letta la parola “FINE”.
Insomma questo era il mio obiettivo, poi saranno i lettori a dirmi se ci sono riuscita o meno. 


Hai citato un romanzo distopico, in quali altri generi vorresti cimentarti in futuro?


Ho un paranormal romance che vorrei finire a tutti i costi, perché sento che potrebbe diventare qualcosa di bello. Ma non posso svelare nulla ancora! 


Quali sono i tuoi generi e i tuoi autori preferiti?

Ovviamente il romance new adult mi piace molto, amo Jessica Sorensen (soprattutto la serie delle Coincidenze e quella delle Stelle Cadenti), amo Colleene Hoover, Amy Harmon e K.A. Tucker. Ma sono un’appassionata anche di distopici alla “Hunger Games”: per esempio Delirium della bravissima Lauren Oliver, la serie di Matched di Andy Collie, la serie Legend di Marie Lu. Tre bravissime autrici, a mio avviso. Io sono una fan di J.K. Rowling ed Harry Potter anche se non ho avuto modo di leggere le ultime cose. Ma soprattutto sono rimasta completamente stregata da Samantha Shannon e il suo capolavoro: “La Stagione della falce”. Questo è il libro che “avrei voluto scrivere io”!

L’editoria italiana è sempre in trasformazione, il mercato indipendente convive insieme a quello tradizionale. Cosa ne pensi del panorama editoriale in generale, qual è la tua esperienza in merito?

Ho poca esperienza in merito. Mi sono affidata alla Delrai Edizioni perché mi sembra di capire che Malia abbia un modo nuovo di gestire una Casa Editrice, e che tenti di puntare molto sulla qualità e non sulla quantità. Purtroppo le grosse Case Editrici puntano su uno o due autori, anche se ne pubblicano migliaia, che immancabilmente finiscono un po’ dimenticati: è normale quando si ha a che fare con grossi numeri. Per questo  mi piacciono i piccoli contesti e credo di poter imparare molto in situazioni di questo tipo. La Delrai Edizioni ha dato nuova linfa al mio lavoro, che in versione self non era stato letto da quasi nessuno. L’autore è seguito passo passo, in tutti gli step, ed è meraviglioso. Il mondo del self a volte mi faceva sentire un po’ sola, invece a me piace condividere, discutere su un personaggio, una scena, una frase, un titolo, una copertina. Mi piace la passione di Malia Delrai e il suo modo di gestire l’autore e il romanzo: mi fa sentire parte di qualcosa di bello, di un progetto comune. Insomma ha la consapevolezza dei meccanismi dell’editoria uniti alla follia e all’audacia del self: cosa potevo volere di più?!

Ringrazio tantissimo Elle per la sua disponibilità,  e vi lascio i contatti dell'autrice e della Delrai Edizioni




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